La vera storia della Cava dei Dinosauri

Onofrio Pepe

Pubblichiamo un racconto a puntate che ha ad oggetto la storia della scoperta delle orme di dinosauri di Altamura. L’autore è il giornalista Onofrio Pepe, che ringraziamo per l’ipportunità.

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Sono già passati 11 anni, alla vecchia cava Pontrelli di Via Santeramo, nulla è cambiato, da quell giorno di maggio 1999 quando Massimo Sarti e Michele Claps vi entrarono per la prima volta.

Era già da qualche mese che il sedimentologo Massimo Sarti batteva a tappeto l’Alta Murgia a caccia di cave, gli unici scavi artificiali dove poter effettuare rilievi di tipo stratigrafico. La compagnia petrolifera Totalfina li avrebbe utilizzati per l’esplorazione della Val d’Agri, territorio lucano dove, qualche anno prima, furono scoperti giacimenti di petrolio che avrebbero cambiato lo sviluppo di questa parte della Lucania (?). Con il suo assistente Michele Claps, Sarti si era spostato verso Gioia del Colle, dove si era affidato a un vecchio cavatore, chiedendo di segnalargli tutte le cave della zona.

E quell’uomo gli aveva indicato, nel territorio di Altamura, solo la cava comunale "dei trenta capelli", così chiamata per via della vegetazione tutt’altro che folta, dove i due avevano esaminato le calcificazioni della roccia calcarea e prelevato i consueti campioni. Ecco come Sarti e Claps si ritrovarono, quel giorno di maggio del 1999, sulla statale 171 che porta da Altamura a Santeramo. Su quella strada stretta e dritta che taglia la Murgia, Massimo e Michele si guardavano intorno, per deformazione professionale o solo per curiosità, e vedevano solo campagna, oltre la ferrovia al loro fianco, e di tanto in tanto, qualche villetta e scheletri di costruzioni abusive in aperta campagna.
Altamura era alle loro spalle già da qualche minuto e avevano appena superato la contrada Fornelli, quando dinanzi a loro, adagiata sull’orizzonte, si aprì una lingua di roccia rosseggiante.

Quella parete sulla sinistra era, in fondo, solo un’altra cava, che il vecchio ed esperto cavatore non aveva segnalato.
Da queste parti il sole picchia ancora forte, a metà pomeriggio, nei giorni della festa del 5 maggio dedicata alla protettrice di Altamura Sant’Irene ; e, piuttosto che addentrarsi in quel tratturo, per cosa poi?, Massimo avrebbe preferito tornare subito a Gioia, dove lo attendeva la consueta provvista di olio extravergine e fiordilatte con il famoso Primitivo di Gioia del Colle che almeno secondo lui dava “I numeri” al più famoso Primitivo di Manduria. Non lo fece esvoltò a sinistra lasciandosi alle spalle la statale e una nuvola di polvere.

Dopo un passaggio a livello, il viottolo in meno di mezzo chilometro, li condusse a tu per tu con la ferita di roccia.
Le pareti evidenziavano le stratificazioni successive ed erano battute da improvvise folate di vento; a rompere quel silenzio irreale, solo il cigolio dei vecchi macchinari arrugginiti che sembravano enormi scheletri di carnivori che si erano nutriti di pietre sbriciolate, e le grida di “taccole” in amore. La cava era abbandonata e si sviluppava su tre livelli di scavo intorno a un piano di roccia calcarea in pendenza di oltre 3 ettari.

Fu qui che i due fermarono l’auto e scesero a dare un’occhiata, curiosi e a un tempo timorosi per via del silenzio che faceva un pò paura. Ogni tanto Massimo si girava come se avvertisse che qualcosa lo seguisse.
Mentre si inoltravano sul grande lastrone di roccia, Massimo e Michele presero a guardare insistentemente per terra come se avessero perso qualcosa. In realtà, erano stati colpiti da alcune forme vagamente circolari disegnate sulla roccia, appena percepibili da sole ma sistemate con regolarità..

Non segni definiti e incisioni decise, ma una serie di tracce simili, che ricordavano ciò che resta delle impronte sulla sabbia dopo l’arrivo dell’onda. Massimo e Michele si guardarono perplessi, cercarono di pulire le macchie di pietrisco, continuarono il giro ma non riuscirono a fugare i dubbi. Dopo un paio d’ore lasciarono la cava; in serata fecero ritorno prima a Gioia al loro campo base e poi l’indomani partirono per Ancona. La notte che trascorse Massimo non fu delle più serene. A distanza di ore, nel dormiveglia di quella notte che stentava a lasciare per far posto all’alba del 2 giugno, quei segni gli ritornavano in mente senza una ragionevole spiegazione. “ mai visti prima. Ho girato tutto il mondo. Non mi sono mai trovato di fronte a un tale spettacolo”

L’indomani chiamò il suo assistente Claps, “ per quella cava di Altamura e per quei segni abbiamo bisogno di un icnologo”. L’icnologia è una scienza giovane, che dallo studio delle orme di viventi riesce a ricavare informazioni impossibili da ottenere analizzando le ossa fossili. Uno dei massimi esperti italiani sta a Roma, insegna alla Sapienza. E’ Umberto Nicosia, docente di paleontologia e direttore dell’omonimo museo alla Sapienza. Sarti e Claps lo chiamano e decidono di fare un sopraluogo nella cava di Altamura. Da quel giorno di maggio era trascorso un un mese dopo la prima visita. Questa volta la cava non è abitata solo dal vento , ma è occupata da un gregge di pecore che brucavano la rada erba della tpascolo che circonda il piano di cava.

Il pastore chiese chi fossero e cosa volessero: “qui non c’è più nessuno. Tutto è abbandonato”.
“Vogliamo solo guardarci intorno. Siamo dei cercatori di petrolio…”. “Bah guardate pure solo pietre ci sono e quelle macchine mangiapietre arruginite” rispose con un cenno di commiserazione il massaro.
Nicosia allora iniziò a perlustrare la zona delle tracce, guidato da Sarti e seguito da Massimo Santantonio, geologo della Sapienza, armato di telecamera, che camminando sul piano inquadrava le tracce in successione. Il professore si guardava attorno emozionato, ma non riusciva a ricondurre a unità le centinaia di tracce. Erano numerosissime e rischiava di perdersi come un “capo indiano” che segue le trace di in branco di coyote.

I quattro lasciarono la cava, un pò sconsolati, senza certezze, confusi. Imponendosi il silenzio. Nessuno doveva sapere… Roma. La Sapienza. Qualche giorno dopo. Nel suo studio all’Università, Umberto Nicosia convoca Santantonio e gli chiede di visionare il filmato girato ad Altamura. È una specie di illuminazione: la vista del video convince il professore di trovarsi di fronte a una scoperta forse straordinaria certo molto strana per l’Italia e la stessa Europa.. Quei rilievi sulla roccia potrebbero essere ciò che pareva impossibile: impronte di dinosauri del Cretacico superiore, l’ultimo periodo prima della loro misteriosa scomparsa, avvenuta circa 65 milioni di anni fa. Una scoperta che se verificata capovolgerebbe tutti gli studi di paleogeografia, secondo cui in quell’epoca non c’erano terre emerse da queste parti. La terra qui emerse “solo” 1 mlione di anni fa….

Tutto questo passa per la testa del professor Nicosia, mentre telefona all’amico Sarti e gli comunica la sua conclusione. “Bisogna tornare ad Altamura, ecco cosa bisogna fare”.

Fine Prima Parte

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