“Sud e magia”, voci, suoni e canti tra sacro e profano

La Redazione
Maria Giaquinto.

Alle 18 presso il teatro Traetta di Bitonto.

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Si tiene questo pomeriggio alle 18 presso il teatro Traetta di Bitonto lo spettacolo “Sud e magia”. Le musiche sono a cura dei Radicanto, luci e regia di Annalisa Pellegrini. È scritto, diretto e interpretato da Maria Giaquinto con Fabrizio Piepoli e Giuseppe De Trizio (Botteghino: 080.3742636)

«Sud e magia»spiega Maria Giaquinto «porta il titolo di una famosa opera etnografica di Ernesto De Martino, in cui l’autore indaga sulla storia religiosa del sud, spiegando perché il momento magico sia sopravvissuto nella vita culturale meridionale e come questa abbia partecipato consapevolmente al grande dualismo tra “magia” e “razionalità” da cui è nata la civiltà contemporanea. Nelle società meridionali, infatti, si manifesta un particolare sincretismo pagano-cristiano che, muovendosi tra devozione popolare e liturgia ufficiale, dà vita a un folklore religioso quale espressione della resistenza popolare alla repressione della cultura cattolica ufficiale, riverberando i riflessi della “non storia” del sud. Magia cerimoniale, fascinazioni stregonesche, possessioni, esorcismi, fatture, svolgono una fondamentale protezione e rassicurazione psicologica, connessa alla possibilità stessa di sopravvivere “alla straordinaria potenza del negativo nella vita quotidiana”».

«Lo spettacolo racconta questa “storia non ufficiale”» continua la regista «ricercando le radici di una memoria millenaria che non smetterà mai di insegnarci il futuro. Il percorso narrativo si snoda attraverso storie di magia e sacralità della terra di Puglia, dove la chiaroveggenza popolare partorisce miti e ritualità come viatici per interpretare la vita, la morte, la follia, l’amore, la povertà. La performance conduce lo spettatore in un percorso sincronico e diacronico, iniziatico e catartico, alla riscoperta delle origini di un’identità perduta. Un allestimento essenziale, che restituisce alla narrazione il valore di cardine spettacolare, in cui una donna dialoga con il pubblico attraverso i linguaggi della parola, della musica e del canto. Pochi elementi caratterizzano e variano i diversi ambienti, le diverse storie. Nudi segni per differenziare le emozioni e le situazioni. Spazi trasformati da una luce, atmosfere sonore, suggestioni musicali, per evocare, attraverso il tempo, una metafora senza tempo».

«La narrazione» conclude «nutrendosi di un linguaggio intessuto di fascino e di mistero, fa trionfare nello spettacolo le ragioni che rendono unica la Puglia, esaltando i caratteri propri della sua tradizione. Il repertorio musicale è amplissimo: canti religiosi, canti di lavoro, ninne nanne, villanelle, canti d’amore e di dispetto, canti epici e lirici. Un’ambizione e una scommessa: trovare quell’ unione tra tradizione e  contemporaneità che si incontrano attraverso lo strumento unico dell’arte scenica. In altre parole uno spettacolo capace di fare della semplicità dei linguaggi e dell’immediatezza del messaggio uno strumento d’unione fra gusto popolare e colto».

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