Giovane madre morta per linfoma, il processo

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Il Pm ha chiesto una condanna di sei mesi ciascuno per i quattro medici imputati. Quantificato in 1.150.000,00 Euro il risarcimento danni per le parti civili.
Nel giugno del 2002, una 36enne altamurana si sottopose a inseminazione artificiale presso l'Irccs di Castellana Grotte. Partorì nel 2003 quattro gemelli (due maschi e due femmine), che oggi hanno 9 anni. Morì il 14 agosto del 2004 per un linfoma non Hodgkin a 37 anni. La donna scoprì la malattia solo durante il parto, vane le cure e un trapianto.
Le dieci parti civili costituite nel processo che è seguito (tra cui il marito e i quattro figli) hanno quantificato in 1.150.000,00 Euro la provvisionale al risarcimento danni. Secondo l'accusa il male sarebbe stato diagnosticato in ritardo nonostante ci fossero già i sintomi. Il Pm della Procura di Bari, Lydia De Iure, ha chiesto una condanna di sei mesi ciascuno per i quattro medici imputati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Avrebbero lasciato la donna sottoporsi all'inseminazione senza accorgersi del linfoma. All'inizio il Pm iscrisse nel registro degli indagati 13 medici. Archiviata la posizione di sei di loro, tre scelsero il rito abbreviato. Due di questi vennero assolti e uno condannato in primo grado. Vennero poi tutti e tre assolti in appello.




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