“La città come testo aperto”

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Esperimenti Architettonici per Luoghi Comuni Festival 2013
Riceviamo e pubblichiamo un testo a firma di Saverio Massaro (Esperimenti Architettonici) scritto in occasione dell’edizione 2013 di Luoghi Comuni Festival, pubblichiamo anche il video teaser della manifestazione:
«“I valori che accomunano i progetti d’arte negli spazi pubblici sono sempre collettivi, rivolti alla popolazione civile e accompagnati dal presupposto di migliorare la qualità della cita dei cittadini” (Detheridge, 2007).
Gli spazi cittadini vissuti da sempre in un determinato modo, possono prestarsi ad altro? Possono diventare ospiti di nuove azioni, parti di città destinate ad un uso ancora da scoprire?
Operazioni artistiche sono funzionali alla riscoperta dei luoghi, alla riappropriazione di senso, all’avvio di processi di trasformazione urbana; anche l’arte muta e si evolve verso un uso partecipato ed emozionale che spinge l’artista e l’arte sempre più ad uscire dalle gallerie per arrivare nelle piazze, nei giardini, nelle fabbriche dismesse, nei luoghi pubblici, per intervenire nel dibattito sulla città.
La sperimentazione artistica porta a galla l’intelligenza recondita dei luoghi e di colori che li abitano, attraverso performances che consentano di re-immaginarne l’uso e la costruzione di spazi pubblici reali, tornando a riflettere sul tema dello spazio pubblico in un momento in cui esso appare troppo spesso come sola estensione delle attività commerciali. La riappropriazione dello spazio parte dalla ridefinizione dei nostri valori e delle nostre abitudini, pertanto alleniamo il nostro sguardo a percepire in maniera nuova e inaspettata la città.
Irrompere nel quotidiano attivando pratiche di ri-scoperta coniugate con un possibile riuso, abilitando usi multipli e possibilità trasformative dello spazio.
La città intesa come testo aperto, si costruisce attraverso la sperimentazione assidua di processi di decodifica e di cooperazione interpretativa, in cui si riempiono i vuoti di un ambiente abbandonato o “prescritto”, con appropriazioni momentanee che catalizzano la creatività dispersa attraverso tattiche e immaginari sovversivi, capovolgimenti silenziosi. Rispetto al passato, le nuove tecnologie sovvertono gli sguardi sulla città e sui suoi abitanti, non più cittadini utenti e/o utilizzatori degli spazi pubblici, ma protagonisti, spesso informali e temporanei, dei loro luoghi di vita, capaci di ridare senso e significato allo spazio pubblico.
É la città dei narratori, scoperta costruita e ricostruita su una rete di (micro)pratiche di ri-significazione creativa di spazi abbandonati dall’esperienza e dalla routine quotidiana. Qui pratiche di uso e riuso degli spazi compongono visioni e immagini inserite nella dimensione del possibile».




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