“I miei passi accanto agli altri passi”

Antonello Chindemi e Sergio Carlucci
Mons. Ricchiuti sul sagrato della Cattedrale di Acquaviva.

Intervista video col vescovo Ricchiuti su missione pastorale, Miulli e don Tonino Bello.

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“So che la mia impronta ha la sua particolarità, perché i nostri passi sono tutti originali”. Nella sua prima visita ad Acquaviva da vescovo, monsignor Giovanni Ricchiuti ci ha parlato della sua missione pastorale, della particolare impronta che intende imprimere nella diocesi, del difficile compito di governatore dell’ospedale Miulli e della sua esperienza personale con don Tonino Bello.


La missione pastorale


Consapevole della sua originalità, il nuovo vescovo tiene a dare continuità al sinodo diocesano. “Perché le carte e i fogli non rimangano tali”. Ma allo stesso tempo, monsignor Ricchiuti ritiene di dover seguire una strada di rinnovamento del messaggio evangelico, rivolgendosi alla comunità attraverso un linguaggio nuovo e comprensibile che abbia come destinatari principali i giovani e gli ultimi.


Il Miulli


Sul suo ruolo di governatore del Miulli, pone l’accento proprio sul vocabolo. “Governare – dice – è un termine attinto dall’esperienza marinara: il governatore è colui che tiene la rotta”. La matrice cattolica dell’ente è per Ricchiuti un elemento imprescindibile nella gestione della struttura. Secondo questa visione “l’assistenza all’ammalato diventa più pregnante, perché nel volto di ciascuno di loro c’è il volto di Cristo”. Rispetto alla crisi finanziaria che sta investendo tutta la sanità, il nuovo governatore considera indispensabile la “corresponsabilità da parte di tutti nel custodire questo bene che Acquaviva ha ricevuto”. Ricchiuti si mostra fiducioso rispetto al risanamento ma aggiunge che è un processo che richiederà tempo.
L’intesa tra vescovo-governatore e sindaco è, secondo Ricchiuti, una premessa contenuta nel lascito testamentario dell’avvocato Francesco Miulli. “L’ispirazione originaria era proprio questa – osserva il vescovo –. Ove il prelato non avesse garantito continuità, l’ospedale sarebbe passato sotto la gestione della città”. E aggiunge: “Oggi la prima destinazione non esclude l’altra.[…] Governatore e sindaco devono darsi la mano e camminare insieme per condividere questa responsabilità”. 


Don Tonino Bello


La conversazione si conclude con un ricordo personale di don Tonino Bello: “C’era un inginocchiatoio nella sua stanza con la Sacra Scrittura e un quaderno per gli appunti. Capii che il suo non era un esercizio letterario ma le sue parole venivano dalla preghiera. Ecco perché quei testi affascinano ancora”.

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