I Sepolcri

Ilaria Potenza
Il rito dei sepolcri

Alla scoperta dei riti liturgici e dei comportamenti tradizionali che precedono la Pasqua

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Gran parte della lunga storia della religiosità umana si rivive in questi giorni: gli inviti alla primavera, per esempio, sono nei dolci a forma di colombe, i “giardini di Adone” sono nei piatti con il grano tenero da esporsi nei “sepolcri”, le antiche “calende” sono nei silenzi, nelle tenebre simulate e poi nel risveglio del sabato santo.

La sera del giovedì santo e la mattina del venerdì, vi è l’usanza dei “sepolcri”. Il termine “sepolcro” viene utilizzato ancor oggi nel linguaggio popolare per indicare quello che, più propriamente, andrebbe definito come “altare” o “cappella” della reposizione, allestito al termine della “missa in cena Domini” del giovedì.  Il Santissimo Sacramento è però celato all’interno di un apposito contenitore, mentre il tabernacolo, vuoto, rimane aperto, proprio a testimoniare l’assenza fisica di Gesù (lo sposo, infatti, secondo l’immagine evangelica, ci è stato tolto e il popolo è in lutto), quell’assenza che solo la fede nella risurrezione può riuscire a colmare.

Il “sepolcro” , nella tradizione dei nostri antenati, veniva rivestito di carte e di stoffe grazie all’aiuto di maestri pittori, abile nell’uso della prospettiva e nel disegno ornato. Ricami di carta con effetti di luce erano ricavati da specchi che moltiplicavano le fiammelle ingannando i fedeli e risparmiando l’uso dell’olio, alimento ricercato. Il prete suggeriva l’idea del simbolo da rappresentare e, spesso, riprendeva il modello da vecchi frontespizi di libri liturgici o da figurine devozionali.

La tradizione vuole che se ne visitino almeno cinque (come le piaghe di Cristo) o sette (come i dolori di Maria). Ancora oggi, in qualche Chiesa, rimane l’usanza di addobbare i sepolcri con il grano germogliato al buio, vera e propria trasposizione del mito di Adone che moriva e nasceva ogni anno tra fiori e luci. Ma in fondo non è quello che Gesù aveva detto ai suoi discepoli alla vigilia della sua passione: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo; se invece muore produce molto frutto” (Gv 12, 24)?

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