Antonio Marroccoli, l’artista del ferro

Giovanni Mercadante
Antonio Marroccoli

Dalla sua fucina opere d’arte

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Dapprima, il maniscalco, colui il quale ferrava i cavalli;  poi il fabbro, due figure in una, ma sempre accomunati dallo stesso tipo di lavorazione del ferro. La prima, doveva avere perizia e competenza nel forgiare il ferro per fare la ”scarpa alla zampa del cavallo”. Prendere la giusta misura del pezzo di ferro da lavorare e plasmarlo  col martello sull’incudine e  fissarla con chiodi allo zoccolo del cavallo, evitando che lo stesso potesse fare capricci sferrando qualche calcio improvviso. Questo tipo di lavoro,  attivo fino agli anni ’60 del secolo scorso,  è andato  in obsolescenza. Sono pochi quelli che si dedicano ancora a questa attività, che si è ristretta nell’ambito  dei maneggi. E’ un’operazione che purtroppo non rende più per via dell’industrializzazione.

Ecco allora presentarsi la seconda figura, quella del fabbro, che si eleva per  maestria e competenza.  Non solo artigiano, ma artista. Conosce il  disegno, sa scegliere il ferro o l’acciaio in funzione dell’opera da realizzare e della destinazione d’uso ed  è  inoltre abile  nella tecnica della saldatura per assemblare i pezzi che dovranno comporre l’opera.

Ebbene, tutto queste capacità sono riassunte nella figura dell’artista-artigiano Antonio Marroccoli, 70enne, animato ancora da  tanta voglia di fare. Vanta una lunga esperienza di apprendistato in età adolescenziale presso diverse officine locali.
A 17 anni si trasferisce a Torino dove lavora presso una ditta del luogo. Rientrato ad Altamura collabora con diverse aziende  nella costruzione di reti per salotti. Infine si mette in proprio collaborando con le imprese edili a cui fornisce ringhiere per balconi, portoni, recinzioni e quant’altro per il completamento degli appartamenti.
Col G.A.L. partecipa al progetto LAPIS con dimostrazioni pratiche sull’artigianato del ferro. In occasione della visita del Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano ad Altamura, diversi anni fa, gli fece omaggio di un ferro di cavallo, forgiato a mano.

 

Invitato alla trasmissione televisiva “Scommettiamo che?” condotta da Lorella Cuccarini e Marco Columbro, riesce a dimostrare, con un esperimento particolare, come accendere una sigaretta da un pezzo di ferro reso incandescente in pochi secondi sotto i colpi del martello.

Antonio Marroccoli è un personaggio che si è fatto apprezzare  negli ambienti dell’Associazione Fortis che organizza da alcuni anni  la  manifestazione dedicata a Federicus nel mese aprile. Nel 2015 ha realizzato il portone di Porta Bari con altri collaboratori della predetta Associazione. Si è fatto notare soprattutto in Piazza Duomo, con  una postazione tutta sua situata tra la porta angioina e la torre dell’orologio con attrezzi di lavoro:  una piccola forgia per riscaldare il metallo, l’incudine posta su un tronco di quercia, diversi tipi di martelli per modellare le sagome degli oggetti da costruire e poi una serie di manufatti già realizzati per creare l’atmosfera di un tempo: grossi candelabri artistici in ferro, porta-vasi, cerchi per botti e molto altro ancora.

A natale 2015 ha realizzato l’albero della vita, un’opera tutta in ferro di diverse decine di metri di  altezza, per conto di una ditta locale che l’ha collocata in via Santeramo, allo svincolo della circonvallazione.

Tirando le somme, Antonio Marroccoli confessa di essere soddisfatto della sua lunga carriera di artigiano-artista del ferro. L’amore per questo lavoro lo ha trasmesso anche ai suoi figli Giuseppe e Oronzo, i quali hanno raccolto la staffetta continuando la tradizionale attività in un’officina  ubicata nei pressi della Posta centrale di via Gravina, dove ancora oggi si respira l’aria del ferro arroventato sotto i carboni della forgia.
 

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