Donne migranti, nuova speranza

Giovanni Mercadante
Il seminario

Il prof. Filippo Tarantino autore del libro “L’Umanesimo mediterraneo”

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Sulla base di una pubblicazione bilingue, italiano-inglese, curata  prof. Filippo Tarantino, si è  tenuto  venerdì 11 marzo 2016 un seminario di studi sulle “Donne migranti, nuova speranza”, nel salone delle conferenze della Banca Popolare di Puglia e Basilicata di Gravina in Puglia.
Ha coordinato la giornalista Marina Dimattia. I relatori sono stati presentati dalla cerimoniere del Lions Club Altamura Host, dott.ssa Rosanna Galantucci, sotto la  presidenza dell’Avv. Loreto Domenico De Stefano e del Governatore distretto 108Ab-Puglia Dr. Alessandro Mastrorilli.

Il prof. Tarantino,  docente di filosofia e già preside del Liceo Cagnazzi di Altamura, ha esordito con un appassionato commento sulla necessità di abbandonare i vecchi stereotipi che alimentano i pregiudizi verso la società multietnica. L’Italia è stata da sempre terra di approdo di migranti provenienti dal bacino mediterraneo. Oggi si è di fronte ad un nuovo umanesimo. Questo concetto è stato ripetuto con forza per abbattere ogni barriera all’accoglienza. La storia insegna. Le donne, i bambini in fuga dai paesi martoriati da decenni di guerra, non hanno alternative se non rifugiarsi in Europa, dove la  nostra penisola è la porta d’ingresso naturale. Il fenomeno migratorio deve essere accompagnato da una politica di integrazione essenziale ad attutire ogni difficoltà.

Tarantino ha  fatto riferimento ad Ulisse, che è stato il primo migrante approdato sul suolo italico. Sulle sponde del bacino mediterraneo si affacciano ben 17 paesi; si calcolano 233 milioni di migranti, di cui metà donne, e il fenomeno dell’emigrazione non potrà essere arrestato da nessuno, perché si acutizzerà con maggiore potenza nel prossimo futuro. I governanti europei devono solo mettere a fuoco una strategia politica dell’ospitalità, che va seguita solo culturalmente. Le nostre due comunità, Altamura e Gravina, già ospitano migliaia di migranti che sono stati accolti ed integrati, come testimoniano i molti casi.

Purtroppo, è stato fatto osservare,  dobbiamo ricostruire la nostra identità mediterranea.  Non tutto è negativo, ha continuato Tarantino, perché le migrazioni significano crescita culturale ed economica. La cultura araba ci appartiene per molti motivi: dall’arricchimento del linguaggio, alla stratificazione dei vari segmenti che riguardano lo stile di vita, dei metodi  di costruzione di edifici civili e religiosi e molto altro ancora.

Siamo un popolo “meticciato”. La scolarizzazione dei figli dei migranti è punto focale per favorire una sana e facile  integrazione. Dobbiamo fare i conti con un mondo globalizzato. La donna migrante   dev’essere intesa come  “trait-d’union”,  tra i componenti della sua famiglia e il paese ospitante. Mettendo al centro dell’attenzione la sua figura, tutto potrà essere semplificato.

La prof.ssa Francesca Romana Recchia Luciani,  docente all’Università di Bari, che si occupa di filosofia di genere, e  vanta un corposo curriculum con esperienze  all’estero, ha sottolineato che il migrante purtroppo è inteso come un intruso. In altri termini è colui il quale si introduce in casa  con forza, senza invito e una volta giunto nella terra ospitante, anziché naturalizzarsi, sfugge alle regole del posto. Il migrante è visto con tre concetti: straniero, intruso e disturbatore. Un conflitto che  crea disordine con fenomeni perturbanti. Reazioni che vanno controllate e corrette, con una buona dose di razionalità, dove scende in campo l’antropologia culturale.

Nelle società arabe la donna è discriminata da uno status millenario. Da tenere presente che anche in Italia i diritti della donna erano molto limitati, se non proprio negati. Solo negli ultimi decenni ha conquistato i suoi diritti che prima erano ad  appannaggio del  solo maschio adulto. Questa misura è stata disgregata, ha chiosato la prof.ssa Recchia Luciani. Il diritto di cambiare stile di vita è un diritto fondamentale dell’uomo.
Tra i relatori erano presenti il Dr. Gianni Dirienzo dell’ASL Bari, responsabile di medicina per i migranti; Carine Bizimana, cons. comunale per i migranti di Foggia.
 

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