Controllo faunistico: come funziona e perché è importante

La presenza massiccia di fauna selvatica, a seconda delle specie e dell’area geografica, cessa di essere una piacevole attrattiva per escursionisti ed appassionati di zoologia, per trasformarsi in una fonte di problemi non trascurabili per il genere umano

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La presenza massiccia di fauna selvatica, a seconda delle specie e dell’area geografica, cessa di essere una piacevole attrattiva per escursionisti ed appassionati di zoologia, per trasformarsi in una fonte di problemi non trascurabili per il genere umano. Ciò si verifica non di rado anche in Italia, specialmente in determinate Regioni del Centro-Nord – tra cui, ad esempio, la Liguria, il Piemonte e l’Emilia-Romagna – nelle quali la concentrazione di alcune tipologie di animali – una su tutte: il cinghiale – risulta particolarmente elevata.
A causa di tale concentrazione, capita spesso che singoli esemplari, così come raggruppamenti più numerosi, si avvicinino pericolosamente ai centri abitati, ai terreni agricoli e alle zone industrializzate, spinti dalla necessità di reperire cibo a sufficienza per la sopravvivenza. L’impatto di questo fenomeno, però, è fortemente negativo: talvolta, infatti, i danni provocati dagli animali selvatici in circolazione possono rivelarsi piuttosto gravi, soprattutto se ciò accade a ridosso di case ed altri immobili, oppure di aree coltivate.
In circostanze del genere, dunque, è necessario l’intervento umano per ristabilire adeguate condizioni di sicurezza. In tal senso, il controllo faunistico è una pratica che ha lo scopo di ridurre i rischi derivanti da specie invasive. A questo proposito, le foto trappole sono uno strumento efficace che, come spiegato sul sito fototrappola.net, consente di monitorare gli animali nei loro spostamenti. Si tratta di un metodo collaudato e per nulla invasivo, che si avvale di macchine fotografiche “invisibili” e silenziose posizionate in punti strategici.
Controllo faunistico: cosa dice la normativa?
La norma che disciplina il controllo faunistico da parte delle Regioni italiane è l’articolo n. 19 della Legge n. 157/92, il quale riporta che queste ultime hanno facoltà di:
1) Vietare o limitare l’attività di caccia a determinate specie animali per periodi di durata variabile, “per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica, per particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, per malattie o altre calamità.
2) Provvedere al controllo delle specie selvatiche, anche in aree nelle quali la caccia non è consentita, per ragioni di carattere sanitario e/o relative alla selezione della specie, alla gestione del patrimonio zootecnico, alla tutela del suolo, del patrimonio storico-artistico, delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche. Tale controllo avviene, in via preferenziale, con metodi ecologici suggeriti dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica e, solo in caso di inefficacia accertata dei suddetti metodi, mediante piani di abbattimento affidati a guardie venatorie facenti capo alle amministrazioni provinciali. All’occorrenza, queste ultime potranno essere affiancate dai proprietari (o conduttori) dei terreni interessati, nonché delle guardie forestali e comunali, purché in possesso di licenza per l’attività venatoria.
Controllo fauna selvatica: perché è necessario?
Le attività di controllo della fauna selvatica, soprattutto nelle aree soggette al sovrappopolamento da parte di alcune specie animali ritenute particolarmente invasive, vanno svolte con regolarità, allo scopo di contenere i danni a cose e/o persone.
Occorre, pertanto, un monitoraggio costante, da effettuarsi con l’ausilio di strumenti all’avanguardia, che consentano di avere una quantità di dati tale da poter valutare, “minuto per minuto”, l’evolversi della situazione. Tra le apparecchiature in uso, un ruolo di primo piano va assegnato, al giorno d’oggi, alle fotocamere mimetizzabili, in grado di scattare immagini ad alta risoluzione, anche in orario notturno, agli animali in movimento, senza ricorrere a flash o emettere segnali rumorosi. Tale sistema rende più semplice il controllo di specie come cinghiali e/o daini, evitando che si avvicinino, da soli o in gruppo, alle zone cittadine e ai campi coltivati. Al tempo stesso, è possibile tenere traccia delle nascite e, dunque, dare il via ad interventi di contenimento nel caso in cui, all’interno di un’area circoscritta, la specie risulti in soprannumero, con conseguente scarsità di risorse.

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