Molini Loizzo, “la parità di genere comincia dalle scelte concrete”

Da sinistra: Oronzo, Filly, Vincenzo (in piedi) e Ivano Loizzo, con alle spalle una foto del padre Giuseppe Loizzo da giovane, fondatore della storia imprenditoriale di famiglia.
Dalla flessibilità organizzativa alla certificazione UNI/PdR 125, l’azienda altamurana consolida un modello di sviluppo fondato sulla persona. Un percorso sulla parità di genere che ha trovato spazio anche su Il Sole 24 Ore lo scorso 11 settembre 2026.
La storia dell’azienda comincia ad Altamura alla fine degli anni Sessanta dalla visione imprenditoriale di Giuseppe Loizzo. Nel 1986 viene realizzato il primo molino industriale dedicato alla macinazione del grano duro, successivamente, la realizzazione di un secondo molino, dedicato alla macinazione del grano tenero.
Da allora, quella che era una realtà familiare è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento per l’industria molitoria del Mezzogiorno, senza interrompere il legame tra impresa, famiglia e territorio che continua ancora oggi a orientarne le scelte.
Un’impresa che evolve mettendo al centro le persone
Negli anni Molini Loizzo ha investito in impianti, tecnologia, sistemi di controllo e specializzazione professionale, accompagnando l’evoluzione dei processi produttivi con una crescente attenzione al capitale umano.

Anche in un contesto sempre più automatizzato, infatti, l’esperienza delle persone resta determinante: tecnici, responsabili di funzione e operatori qualificati interpretano i dati, verificano i parametri e trasformano le informazioni in decisioni operative. Lo stesso avviene nel laboratorio interno, dove la tecnologia accompagna il processo dal ricevimento del grano fino alla consegna del prodotto finito.
È proprio all’interno di questa visione che si inserisce il percorso intrapreso dall’azienda sulla parità di genere. Per Molini Loizzo innovare non significa soltanto rendere più efficienti i processi, ma creare un ambiente di lavoro nel quale ciascuno possa crescere professionalmente senza incontrare ostacoli legati al genere.
Donne nei ruoli chiave dell’azienda
Uno degli elementi che caratterizzano l’organizzazione aziendale è la presenza femminile in diversi ruoli di responsabilità e decisionali.
Dall’amministrazione al marketing, dal laboratorio ai rapporti con l’estero, fino alla ricerca e sviluppo, diverse donne ricoprono posizioni apicali in un settore, quello molitorio, storicamente associato soprattutto alla componente maschile.
Come spiega Filly Loizzo, Family Business Partner, l’obiettivo non è creare una contrapposizione tra uomini e donne, ma garantire pari condizioni di accesso, partecipazione e crescita.
«Il valore professionale non deve dipendere dal genere, dallo stato civile, da un eventuale progetto di maternità».
Una convinzione che ha portato l’azienda a strutturare sempre più le proprie politiche interne attorno a merito, capacità professionali e pari opportunità.

Maternità e lavoro: la flessibilità come scelta concreta
La parità, per Molini Loizzo, passa anche dalle situazioni quotidiane.
Come il caso di una collaboratrice rientrata al lavoro dopo la maternità che, trovandosi a gestire nuovi equilibri familiari con due figli, ha chiesto all’azienda una riorganizzazione del proprio orario. La richiesta è stata accolta.
Una decisione che racchiude una precisa filosofia imprenditoriale: tutelare la continuità professionale significa anche riconoscere che le esigenze di una persona possono cambiare nelle diverse fasi della vita.
Ma per Filly Loizzo le aziende, da sole, non possono risolvere una questione che riguarda l’intero sistema sociale.
«Le imprese possono offrire maggiore flessibilità e ricercare soluzioni compatibili con le esigenze delle lavoratrici, ma non possono sostituirsi alle istituzioni».
Da qui la necessità, di servizi per l’infanzia più accessibili, strumenti di sostegno alle famiglie e politiche capaci di evitare che la maternità possa trasformarsi in un ostacolo alla continuità lavorativa e alla crescita professionale.
La certificazione UNI/PdR 125 per la parità di genere
Questo percorso ha portato Molini Loizzo a conseguire la certificazione UNI/PdR 125 per la Parità di genere, che prende in considerazione aspetti concreti dell’organizzazione aziendale: dalla selezione del personale alle opportunità di carriera, dall’accesso ai ruoli di responsabilità all’equità retributiva, fino alla tutela della genitorialità e alla conciliazione tra vita privata e professionale.
Per l’impresa altamurana, la certificazione non rappresenta l’introduzione di valori estranei alla propria cultura, ma uno strumento per dare metodo, continuità e misurabilità a un percorso già avviato.
«La persona viene prima di tutto. Questo è un valore importante che nostro padre ci ha trasmesso. Loro sono il motore della nostra azienda e nessun business può progredire senza mettere le persone al centro», sottolinea Filly Loizzo.
La UNI/PdR 125 si affianca così agli standard già adottati dall’azienda in materia di qualità, sicurezza alimentare, controllo dei processi e organizzazione.

Molini Loizzo anche su Il Sole 24 Ore
Il percorso dell’azienda altamurana ha trovato spazio anche su Il Sole 24 Ore di venerdì 11 settembre 2026, nella pagina dedicata ad Aziende & Territorio e alla parità di genere, all’interno della sezione di informazione promozionale.
Nel contributo dedicato a “Molini Loizzo, innovazione sostenibile”, l’azienda viene descritta come una realtà in crescita che valorizza pari opportunità, etica e inclusione, ricordandone le origini altamurane, lo sviluppo industriale, gli investimenti in innovazione e il percorso verso un modello organizzativo sempre più sostenibile.
Particolare attenzione viene riservata proprio alle politiche aziendali sulla parità di genere. Filly Loizzo spiega sulle pagine del quotidiano economico:
«Si tratta di un impegno che si traduce nella presenza femminile nei ruoli decisionali e apicali, garantendo pari opportunità salariali, misure di welfare e flessibilità organizzativa a supporto della genitorialità».
E aggiunge:
«La nostra è una visione moderna e inclusiva, confermata dall’adozione del Modello 231 e dal conseguimento della certificazione UNI/PdR 125 per la parità di genere».
Una menzione che arriva all’interno di un approfondimento de Il Sole 24 Ore dedicato proprio al ruolo della normazione UNI nella costruzione di una cultura aziendale maggiormente orientata all’equità, nel quale viene ricordato come la UNI/PdR 125 introduca un sistema gestionale che interviene, tra gli altri aspetti, su pari opportunità, crescita professionale ed equità retributiva.

La parità come metodo, non come punto di arrivo
Per Molini Loizzo, dunque, la certificazione non rappresenta un traguardo da esibire, ma uno strumento attraverso il quale misurare i risultati, individuare margini di miglioramento e rendere sempre più strutturate le politiche interne.
Un modello nel quale crescita industriale, innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile procedono insieme alla valorizzazione delle persone.
Perché la parità non si dichiara soltanto: si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso scelte concrete.







Nessun commento ancora. Scrivi il primo!