Sentenza storica a Bari: riconosciuto per la prima volta in Italia un bambino con una madre e due padri

Sentenza storica a Bari: riconosciuto per la prima volta in Italia un bambino con una madre e due padri
La Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto per la prima volta in Italia un bambino come figlio di tre genitori: la madre biologica e i due padri di cui uno biologico che lo crescono. La decisione, definitiva, apre un nuovo capitolo nel dibattito su famiglia, diritti e tutela dei minori.
Una sentenza destinata a far discutere, ma anche a segnare un passaggio importante nel diritto di famiglia italiano. La Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto, con decisione ormai definitiva, un bambino come figlio di tre genitori: la madre biologica e i due padri che lo crescono sin dalla nascita.
Si tratta di un caso considerato senza precedenti in Italia, che introduce nel dibattito giuridico nazionale il tema della cosiddetta genitorialità plurima o triplice genitorialità. Una vicenda che arriva dal capoluogo pugliese e che, inevitabilmente, interroga anche il nostro territorio, perché riguarda da vicino il modo in cui la società, il diritto e le istituzioni si confrontano con i cambiamenti delle famiglie contemporanee.
La decisione della Corte d’Appello di Bari è stata emessa a gennaio 2026 ed è ora diventata definitiva. Il caso riguarda un bambino di quattro anni nato in Germania da un progetto di genitorialità condivisa tra una donna e una coppia di uomini. Il piccolo è stato concepito in modo naturale ed è stato inizialmente riconosciuto dalla madre biologica e dal padre biologico.
Successivamente, il marito del padre biologico ha chiesto e ottenuto in Germania l’adozione del minore, procedura consentita dalla normativa tedesca in casi analoghi. La madre biologica, secondo quanto emerso dagli atti, avrebbe mantenuto un ruolo nella vita del bambino, che sarebbe cresciuto in un contesto familiare condiviso e stabile.
Il nodo giuridico è nato quando la famiglia ha chiesto la trascrizione dell’atto anche in Italia, nel Comune pugliese dove uno dei due padri risulta iscritto all’AIRE. L’amministrazione comunale avrebbe inizialmente negato la trascrizione, ritenendo necessario verificare che dietro il percorso familiare non si celasse una pratica di maternità surrogata. La vicenda è quindi arrivata davanti alla Corte d’Appello di Bari, che ha disposto il riconoscimento anche nell’ordinamento italiano.
Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda proprio l’esclusione della gravidanza per altri. Secondo quanto riportato dagli atti e dalle ricostruzioni giornalistiche, il bambino sarebbe nato da un rapporto naturale e non da maternità surrogata, pratica vietata sia in Italia sia in Germania. Questo elemento è stato determinante nella valutazione del caso.
La Corte avrebbe inoltre tenuto conto del provvedimento già adottato dall’autorità giudiziaria tedesca e della documentazione dei servizi sociali tedeschi, che avrebbero attestato l’esistenza di un legame affettivo stabile tra il minore e tutte le figure coinvolte nel progetto familiare. In particolare, sarebbe stato valorizzato il principio del superiore interesse del minore, criterio centrale nelle decisioni che riguardano bambini e rapporti familiari.
Dal punto di vista giuridico, la sentenza richiama il tema dell’adozione in casi particolari, istituto previsto dall’ordinamento italiano che consente, in determinate situazioni, di riconoscere legami affettivi e genitoriali senza cancellare quelli biologici. In questo caso, il riconoscimento del secondo padre non ha eliminato il rapporto giuridico con la madre biologica, ma si è aggiunto a quello già esistente.
La decisione è stata accolta con favore da associazioni impegnate sul fronte dei diritti civili. L’avvocata Pasqua Manfredi, dell’associazione Rete Lenford, che ha assistito i due padri, ha dichiarato:
“Questa sentenza dimostra che, una volta esclusa la gravidanza per altri, non può ritenersi vietato dalla legge italiana un accordo di condivisione della genitorialità tra tre persone. In Germania, dove la maternità surrogata è vietata, molti padri gay sono genitori così. Non è un reato, ma il riconoscimento di una famiglia allargata”.
La legale ha poi aggiunto: “È un precedente importante perché apre a forme di genitorialità plurale e condivisa. Un bambino può avere più figure genitoriali, se ciò risponde al suo superiore interesse e si basa su relazioni affettive autentiche, trasparenti e prive di sfruttamento”.
Non sono mancate, però, reazioni critiche e interrogativi sul piano politico, culturale ed etico. La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, intervenendo sulla vicenda, ha dichiarato: “Non si tratta di essere contrari al provvedimento, è proprio l’idea di famiglia che comincia a essere profondamente ferita, destrutturata”. La ministra ha poi sottolineato: “Il problema non sono i due padri, sono i tre genitori”, ponendo il tema dei possibili effetti futuri di decisioni di questo tipo sul modello familiare e sul quadro normativo nazionale.
Il caso barese si inserisce in un contesto più ampio, segnato da un vuoto normativo che negli ultimi anni ha portato spesso i tribunali a pronunciarsi su questioni legate alle famiglie omogenitoriali, alla filiazione e al riconoscimento dei legami affettivi. La sentenza, infatti, non modifica automaticamente la legge italiana, ma rappresenta un precedente che potrebbe orientare future decisioni giudiziarie.
Al centro resta una domanda complessa: fino a che punto il diritto può e deve riconoscere le forme familiari che già esistono nella realtà sociale? E, soprattutto, quale sia la strada migliore per garantire ai minori stabilità, protezione e continuità nei legami di cura che accompagnano la loro crescita.
La sentenza della Corte d’Appello di Bari non chiude il dibattito. Lo apre con ancora più forza. Perché, al di là delle posizioni diverse, pone al centro una questione destinata a diventare sempre più urgente: il rapporto tra legge, società e nuove forme di genitorialità.





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