Gara di solidarietà per l’altamurano Antonio Forte: foraggio donato al giovane allevatore colpito dagli incendi

Gara di solidarietà per l’altamurano Antonio Forte: foraggio donato al giovane allevatore colpito dagli incendi
Dopo il devastante incendio nel Parco dell’Alta Murgia, aziende agricole e zootecniche hanno donato foraggio al giovane allevatore altamurano Antonio Forte, che alleva circa 300 pecore Altamurane. Coldiretti Puglia: «Ora servono sostegni rapidi e più prevenzione».
C’è un volto concreto della solidarietà che, nelle ultime ore, sta attraversando le campagne dell’Alta Murgia. È quello degli agricoltori e degli allevatori che hanno deciso di tendere una mano ad Antonio Forte, giovane allevatore altamurano, duramente colpito dal devastante incendio che ha interessato nelle scorse settimane il Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
In poche ore, infatti, numerose aziende agricole e zootecniche hanno risposto all’appello lanciato dai giovani di Coldiretti Puglia, mettendo a disposizione balle di foraggio destinate ad alimentare il gregge rimasto senza pascoli.
Un gesto semplice soltanto in apparenza, ma fondamentale per consentire all’azienda di affrontare l’emergenza immediata e continuare a guardare avanti.
A pagare uno dei prezzi più alti del rogo è stato proprio il giovane allevatore altamurano, che nella sua azienda custodisce circa 300 capi di pecora Altamurana, razza autoctona di grande valore e inserita tra quelle tutelate per la biodiversità zootecnica italiana.
Le fiamme hanno distrutto seminativi, pascoli e aree naturali, cancellando in poche ore mesi di lavoro e mettendo seriamente a rischio la continuità dell’attività.
«La rete delle nostre aziende agricole e zootecniche si è stretta attorno a questo giovane allevatore con un gesto concreto che testimonia il grande senso di comunità del mondo agricolo», ha spiegato Donato Mercadante, delegato di Giovani Coldiretti Puglia.
«La donazione di foraggio consentirà di affrontare l’emergenza immediata, ma ora occorre garantire a questo giovane imprenditore le condizioni per poter ripartire e continuare a custodire un patrimonio zootecnico e ambientale di straordinario valore».
Alla perdita dei pascoli si aggiunge inoltre un problema destinato a pesare nel tempo: nelle superfici boscate percorse dal fuoco, infatti, la normativa nazionale vieta il pascolo per dieci anni. Una limitazione che rischia di incidere profondamente sull’organizzazione dell’azienda e sull’approvvigionamento alimentare degli animali.
«Non possiamo chiedere ai giovani di investire nelle aree interne della Puglia e poi lasciarli soli quando eventi come questi compromettono il loro futuro», sottolinea ancora Mercadante. «Alla solidarietà del mondo agricolo devono affiancarsi interventi rapidi di sostegno economico e una strategia efficace di prevenzione degli incendi».
Il caso dell’allevatore altamurano si inserisce in un quadro particolarmente grave. Secondo le elaborazioni di Coldiretti Puglia sui dati EFFIS-Copernicus, tra giugno e luglio 2026 sarebbero andati in fumo 4.921 ettari di boschi, macchia mediterranea, pascoli e terreni agricoli in Puglia.
Di questi, 3.967 ettari sarebbero stati percorsi dalle fiamme soltanto nel mese di luglio, a fronte dei 954 registrati a giugno.
Numeri che, secondo Coldiretti, rendono necessario un deciso cambio di passo sul fronte della prevenzione. L’organizzazione agricola sottolinea come circa il 60% degli incendi sarebbe di origine dolosa, mentre molti altri sarebbero riconducibili a comportamenti colposi o imprudenti.
Da qui la richiesta di rafforzare i controlli, incrementare il personale impegnato nelle attività di avvistamento e spegnimento, migliorare il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti e accelerare le procedure per il riconoscimento dei danni alle aziende.
Coldiretti Puglia chiede inoltre l’attivazione di tutte le misure di sostegno economico disponibili, procedure più rapide per gli indennizzi e un Piano straordinario regionale di prevenzione degli incendi, che comprenda manutenzione del territorio, pulizia delle fasce tagliafuoco e monitoraggio continuo delle aree maggiormente a rischio.
Intanto, mentre si attende di capire quali saranno i prossimi passi istituzionali, la risposta è già arrivata dal basso. Da un’azienda all’altra, da un allevatore all’altro, il foraggio raccolto e consegnato a Giuseppe racconta di una comunità agricola che, davanti alle difficoltà, sceglie ancora una volta di fare squadra.
Perché quando il fuoco cancella in poche ore il lavoro di una stagione, a volte la ripartenza può cominciare proprio da una balla di fieno e da una mano tesa.





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