Il 13enne americano Joe Petraro con radici altamurane: autismo, Tourette, leucemia e un futuro alla New York University

Ha 13 anni, vive a Long Island e porta con sé profonde radici altamurane. Joe Petraro-Hyppolite ha terminato le superiori a 11 anni, studia alla LSU ed è già stato ammesso a un master alla NYU. È anche autore, volontario e fondatore di progetti per inclusione, anziani e bambini.

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Una storia che in questi giorni sta facendo il giro degli Stati Uniti e dei media internazionali ha radici che portano dritte ad Altamura. Il protagonista è Joe Petraro-Hyppolite, 13 anni, residente a Long Island, nello Stato di New York, discendente di una famiglia altamurana emigrata negli Stati Uniti e oggi al centro dell’attenzione per un percorso scolastico e personale decisamente fuori dall’ordinario.

A soli 13 anni Joe frequenta già l’università. Sta completando online il proprio percorso alla Louisiana State University e ha ottenuto l’ammissione al Master of Science in Global Sport della New York University, che dovrebbe iniziare dopo il conseguimento del titolo universitario, previsto nel maggio 2027.

Una precisazione è importante: Joe non è ancora laureato, come alcune formulazioni circolate in rete potrebbero far pensare. Sta completando gli studi undergraduate alla LSU; ciò che rende già eccezionale il suo percorso è l’essere stato ammesso, a questa età, al programma successivo della NYU.

Dalla scuola cattolica al diploma a soli 11 anni

Il percorso che lo ha portato fin qui è tutt’altro che lineare.

Da bambino Joe frequentava la Holy Name of Mary Catholic School di Valley Stream, sempre a Long Island. Proprio durante la terza elementare, mentre era inserito in un percorso di educazione speciale per alcune difficoltà nella comunicazione e per i tic, una sua insegnante intuì che quella lettura non spiegava realmente ciò che vedeva in classe.

La docente, ricordata da Joe come Mrs. Sardi, notò infatti che, anche quando sembrava distratto o distante, il bambino conosceva le risposte e comprendeva contenuti molto più avanzati rispetto a quanto si pensasse. Fu lei a suggerire alla famiglia una valutazione più approfondita.

Gli accertamenti portarono alla diagnosi di sindrome di Tourette, dislessia e grave disturbo ossessivo-compulsivo, mentre il test cognitivo restituì un quoziente intellettivo riportato pari a 168.

Da quel momento cambiò completamente il suo percorso scolastico.

Joe passò a un modello di istruzione che gli consentiva di procedere secondo i propri ritmi, frequentando programmi online attraverso K12 Private Academy e Penn Foster. Nel giro di circa due anni completò scuola media e scuola superiore, arrivando al diploma a soli 11 anni.

Un’accelerazione impressionante, ma che nel suo caso non nacque dalla volontà di “saltare tappe” a tutti i costi: fu piuttosto il risultato dell’aver finalmente trovato un metodo di apprendimento compatibile con le sue capacità.

A 10 anni un SAT quasi perfetto, poi l’università

I numeri hanno inevitabilmente attirato l’attenzione.

A soli 10 anni Joe ha ottenuto 1.590 punti su 1.600 al SAT, uno dei principali test utilizzati negli Stati Uniti per l’accesso universitario. L’anno successivo aveva già completato le superiori.

Nel 2024, appena undicenne, ha quindi iniziato a frequentare online la Louisiana State University.

Le prime ricostruzioni parlavano di un percorso nell’area Sport Leadership/Sports Management: già durante il primo periodo universitario aveva seguito corsi di sociologia, sport management e kinesiology. Joe ha spiegato di aver scelto LSU anche per la sua grande passione per lo sport e per il desiderio di promuovere inclusione e accessibilità attraverso l’attività sportiva.

Oggi il passo successivo è già fissato: la New York University, dove è stato ammesso al Master of Science in Global Sport.

Eppure, quando parla del proprio futuro più lontano, Joe guarda anche in un’altra direzione: tra le sue grandi passioni ci sono infatti paleontologia, dinosauri, biologia e vita preistorica.

Prima dei risultati, anni molto difficili

Dietro i traguardi accademici c’è però una storia assai più complessa.

Le difficoltà scolastiche iniziali non furono l’unica prova affrontata da Joe. Nel settembre 2021 gli venne diagnosticata una leucemia e fu curato al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

Sua madre Anne ha raccontato come, nello stesso periodo, il bambino arrivasse perfino a sbagliare volontariamente compiti e parole a scuola mentre, una volta a casa, si interessava autonomamente a materie molto più complesse, come la programmazione informatica. Fu uno dei segnali che convinsero ulteriormente la famiglia che qualcosa, nella lettura delle sue capacità, non tornava.

Joe ha successivamente superato la malattia, ma quella esperienza sarebbe diventata anche una delle ragioni del suo impegno a favore degli altri bambini.

Il bullismo, anche nello sport

A tutto questo si è aggiunto il bullismo, vissuto sia a scuola sia in ambito sportivo.

Sua madre ha raccontato pubblicamente anche episodi particolarmente pesanti subiti all’interno dell’ambiente cestistico giovanile, con messaggi offensivi rivolti al ragazzo proprio facendo riferimento alla malattia e alla sua condizione.

Joe racconta di essere stato sottovalutato per anni, da coetanei e talvolta anche dagli adulti.

Oggi, però, rifiuta che queste esperienze diventino la sua definizione.

«Queste cose fanno assolutamente parte della mia storia, ma nessuna di esse è la mia identità. Sono solo Joe», ha spiegato parlando di neurodivergenza, malattia e bullismo.

Ed è forse proprio questo il passaggio che restituisce meglio la portata della sua storia: molto più di un QI e molto più di un percorso universitario fuori dal comune.

Scrittore quando era ancora bambino

C’è poi un altro capitolo meno conosciuto.

Joe è anche autore di libri per bambini e pubblica storie fin da quando era piccolissimo.

Tra i suoi titoli figurano “The Pumpkin Man vs The Boogie Man”, pubblicato nel 2020, “Buddy, my Best Friend, Moves to a Place Called Heaven”, dedicato alla perdita del proprio cane, e “Concert in the Sky”, nato dal dolore per la scomparsa di un’amica.

Già a 11 anni veniva raccontato non soltanto come studente prodigio, ma anche come autore, filantropo e attivista.

Joe’s Be Kind Campaign: trasformare le difficoltà in qualcosa di utile

Nel luglio 2022 Joe ha dato vita alla Joe’s Be Kind Campaign, iniziativa dedicata alla gentilezza, all’inclusione e alla salute mentale.

Sotto questo progetto sono nate diverse attività.

C’è Adopt-a-Grandparent, che mette in relazione bambini e ragazzi con persone anziane per combattere isolamento e solitudine; Sports4All, che punta a rendere lo sport realmente accessibile a tutti; e Joe’s Wells for Humanity, attraverso il quale sarebbero stati realizzati oltre 127 pozzi d’acqua in Africa.

Ma c’è anche un progetto particolarmente legato alla sua esperienza personale.

Dopo essere stato curato al Memorial Sloan Kettering, Joe ha raccolto almeno 17mila dollari destinati all’acquisto di sistemi di videogiochi adattivi utilizzabili dai bambini ricoverati nei letti del reparto oncologico pediatrico.

Un modo concreto per trasformare un luogo associato a uno dei momenti più difficili della propria vita in un luogo nel quale provare ad aiutare altri bambini.

E la solidarietà era iniziata ancora prima: a soli sette anni aveva raccolto circa 2mila dollari attraverso gli scout, con l’obiettivo di permettere anche ai bambini le cui famiglie non potevano sostenere le quote di partecipare alle attività.

Sport, karate, danza, scout e volontariato

A leggere il suo curriculum si rischia quasi di dimenticare che Joe abbia appena 13 anni.

Pratica o ha praticato baseball, basket, tennis, atletica, golf, arti marziali e danza, è cintura nera di karate e ama in particolare la breakdance. Parallelamente continua a far parte degli scout e svolge attività di volontariato con le persone anziane.

Nel 2024 raccontava di voler diventare giornalista o telecronista sportivo, mentre oggi parla sempre più spesso di paleontologia e biologia marina.

Più che indecisione, sembra semplicemente la curiosità di un ragazzo che rifiuta di essere racchiuso in un’unica definizione.

Anche la fede fa parte della sua vita

Nel suo percorso c’è inoltre una dimensione spirituale che rende ancora più significativo il legame con le radici altamurane della famiglia.

Joe è stato chierichetto nella St. Joseph Church di Hewlett e ha raccontato come partecipare alla Messa lo aiutasse a ritrovare calma nei momenti più difficili legati ai tic e al bullismo.

La fede, insieme alla famiglia, è quindi uno degli elementi che hanno accompagnato il giovane durante le diverse tappe del suo percorso.

Ma cosa c’entra Altamura?

È qui che la storia assume un significato particolare per la nostra città.

La mamma di Joe, Anne Petraro, ha raccontato che le proprie radici familiari sono profondamente italiane e, in particolare, altamurane. La famiglia ha continuato a custodire negli Stati Uniti tradizioni, racconti e devozioni provenienti dalla città d’origine.

Il legame più stretto passa attraverso la Madonna del Buoncammino.

Il bisnonno di Anne, Sante Petraro, fu infatti tra gli altamurani che nel 1925 fondarono negli Stati Uniti la Society of Maria SS. del Buoncammino. Sante Petraro faceva parte del piccolo gruppo di emigrati altamurani che, a South Brooklyn, diede vita alla società con l’obiettivo di mantenere viva oltreoceano la devozione della propria terra.

Un filo che, generazione dopo generazione, non si è spezzato.

Anne racconta di essere cresciuta partecipando negli Stati Uniti alla festa della Madonna e di aver cercato di trasmettere quello stesso patrimonio culturale e religioso a suo figlio. Per lei il rapporto con l’Italia non coincide semplicemente con l’idea di visitare un altro Paese, ma con qualcosa che viene consegnato «da una generazione all’altra».

Il sogno: venire finalmente ad Altamura

E c’è un desiderio che rende questa storia ancora più vicina alla nostra comunità: Joe e sua madre vorrebbero conoscere Altamura.

Anne non è mai stata in Puglia e ha raccontato quanto sarebbe emozionante poter camminare nelle strade percorse dai propri antenati e, soprattutto, raggiungere il Santuario della Madonna del Buoncammino insieme a Joe e al marito, chiudendo idealmente un cerchio iniziato diverse generazioni fa e attraversato poi dall’emigrazione oltreoceano.

Quanto a Joe, quando gli è stato raccontato che nella terra dei suoi avi esistono anche la Valle dei Dinosauri e l’Uomo di Altamura, la reazione è stata inevitabile per un ragazzo innamorato della paleontologia.

Una storia che parla anche ai ragazzi di Altamura

La notorietà internazionale conquistata in queste settimane rischia di far apparire Joe soltanto come il ragazzo dei record: 13 anni, QI riportato di 168, SAT quasi perfetto, università e un master già all’orizzonte.

Ma è lui stesso a ricordare che essere particolarmente dotati non significa conoscere tutto senza studiare né vivere senza difficoltà.

Per anni qualcuno aveva guardato Joe soprattutto attraverso ciò che sembrava non riuscire a fare. Poi un’insegnante, Mrs. Sardi, ha scelto di osservare meglio.

E da quella intuizione è cambiato tutto.

È forse questa, al di là di diplomi anticipati, università e record, la parte più potente della storia di questo giovanissimo americano dalle radici altamurane.

Perché a volte il talento non è assente. Ha semplicemente bisogno degli occhi giusti che riescano a vederlo.

E chissà che, dopo aver conquistato l’attenzione degli Stati Uniti, il prossimo grande viaggio di Joe Petraro-Hyppolite non possa essere proprio quello verso Altamura.

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